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In ricordo di Gino Marchet : l’uomo, il professore, il maestro

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Lo scorso aprile è mancato Gino Marchet . Gli dedichiamo il ricordo partecipato di quanti l’hanno conosciuto a testimonianza e memoria di un uomo, un docente, un maestro, un logistico straordinario che l’intera nostra comunità si onora di aver conosciuto.

Ciao Gino, pedala verso il cielo

di Fabrizio Dallari – Università LIUC di Castellanza

Quando si parla di Gino Marchet in tutta Italia, isole comprese, la risposta è sempre la stessa: il guru della Logistica.

Ebbi la fortuna di conoscerlo 25 anni fa, quando ero laureando in Ingegneria Gestionale al Politecnico di Milano e lui era un giovane ricercatore in Impianti Industriali Meccanici. Ricordo ancora il primo incontro, al Dipartimento di Meccanica: Gino, che negli anni 90 si era fatto crescere la barba per sembrare più grande, mi aveva suggerito alcune modifiche ai miei primi algoritmi previsione della domanda, mostrandomi tutta la sua capacità logico-matematica da vero ingegnere meccanico. Non era un esperto della materia ma mi aveva ascoltato e mi aveva dato un consiglio di buon senso e delle buone letture di approfondimento.

Dopo la Laurea, fu proprio Gino a convincermi di fermarmi in Università, spiegandomi la libertà di pensiero e lo spirito imprenditoriale di un ricercatore universitario nel scegliere gli argomenti di ricerca o le attività professionali da svolgere con le aziende.

Il docente universitario

Gino amava drammaticamente il suo mestiere di docente universitario e la sua affiliazione al Politecnico. Correggeva personalmente gran parte degli esami dei ragazzi in quanto lo riteneva una “questione di rispetto verso di loro e verso le loro famiglie”. Non si è mai tirato indietro nelle numerose commissioni di laurea, di ricerca e nelle attività di gestione del Dipartimento, anche quelle più noiose. Eppure tutti i giorni, alle 5 del pomeriggio, scattava in piedi e si dirigeva di gran corsa verso l’uscita, per agguantare l’ultimo treno diretto per Stradella. A differenza di molti suoi colleghi, Gino aveva un’incredibile gestione del tempo e delle priorità, senza farsi aiutare da segretarie reali o gadget tecnologici.

Non è mai stato un uomo troppo “sofisticato”: le sue priorità erano la famiglia, il tempo libero per la bicicletta e il rapporto con il suo gruppo di giovani. Il cellulare non era mai quello più tecnologicamente avanzato, la macchina era volutamente “made in Italy”, il computer era “quello che mi consigliano i miei giovani”. Aveva un rapporto squisito con tutti i suoi colleghi, con il personale tecnico-amministrativo e con le persone di segreteria. La sua cordialità era la medesima, sia quando incrociava il Rettore che quando al bar salutava la donna delle pulizie. In molti lo hanno ricordato nei vari messaggi giunti con ogni mezzo alla famiglia come una persona che trasmetteva una grande simpatia e una voglia di vivere contagiosa.

A fianco di Gino non ci si annoiava per nulla: aveva una grande capacità di improvvisazione che spesso colmava il vuoto di parole che naturalmente si crea all’inizio di una riunione con persone nuove o in ascensore con gli sconosciuti. E al termine di molti incontri, la solita allusione al tempo che farà nel weekend e all’eventualità di un giro in bicicletta.

Citato in tutto il mondo

Oltre alle due ruote (maledette !), ricordo una sua passione per i consumi energetici e le sue lezioni agli studenti su come risparmiare soldi in elettricità o nei consumi domestici. Memorabile è stata una sua esercitazione in cui ha dimostrato il valore ottimale della ricarica del telefonino che avrebbe minimizzato i costi e i rischi, usando il metodo del lotto economico.

Infatti Gino amava modellizzare i problemi in forma analitica, specialmente quelli in cui occorreva trovare il layout ottimale di un magazzino o il percorso di picking più breve. Sui questi due temi ha scritto alcune pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali citate in tutto il mondo. Inoltre ha usato queste sue incredibili capacità analitiche per risolvere casi complessi di primarie aziende, dalla Fiat alla Bauli, dall’Esselunga all’Auchan.

A Gino piaceva molto l’attività di senior advisor: il suo obiettivo era portare “valore” agli imprenditori e ai manager che lo cercavano, attraverso poche ma dense giornate di puro brainstorming. Ciononostante non voleva dedicare troppo tempo alla consulenza perché, in fondo, il suo mestiere era un altro.

“Meglio poveri, ma felici”

Una delle frasi che spesso mi ripeteva era: “Ricordati, meglio poveri ma felici”, alludendo a quanti sacrificavano notti e weekend al lavoro o a perfezionare una presentazione, me compreso.

Gino non è mai stato una persona ambiziosa e non ha mai cercato il successo. Spesso rifiutava le tante occasioni di visibilità nei convegni o come docente, preferendo concentrarsi su pochi ma rilevanti progetti, di ricerca e di consulenza. E’ stato molto generoso con tante persone, senza richiedere nulla in cambio. “Io devo molto a Gino”, è una frase che ho sentito pronunciare più volte nei giorni immediatamente successivi alla sua tragica scomparsa.

E’ proprio vero, gli dobbiamo moltissimo, come uomo prima ancora che come esperto di logistica. Personalmente mi ritengo un privilegiato ad aver lavorato con lui fianco a fianco su tanti progetti e di aver scritto insieme libri e articoli scientifici. Mancherà non solo a me ma a tutta una comunità di persone che lo terranno per sempre nel cuore.

Ciao Gino, pedala verso il cielo.

Fabrizio Dallari – Università LIUC di Castellanza

Il “mestiere” di professore

di Andrea Fossa – Osservatorio Contract Logistics

Non “conoscevo” Gino prima di avviare l’Osservatorio Contract Logistics, 8 anni fa: nel senso che conoscevo “il Prof. Marchet” ma non avevo mai condiviso esperienze o progetti di lavoro con lui. E’ stata una vera e propria scoperta per le grandi capacità, l’affinità di pensiero e il continuo stimolo intellettuale che caratterizzava l’interagire con lui, anche solo per mettere a punto gli indirizzi dell’Osservatorio o per gestire i vari eventi.

E ammetto di essermi divertito spesso a “punzecchiarlo” per ricevere i suoi fulminei commenti ed opinioni, davvero sempre interessanti e molto lucidi, anche nell’interlocuzione dal vivo con la platea. Qualità certamente perfezionata grazie al “mestiere” di professore, cui teneva tantissimo. Ma ho avuto docenti che non hanno mai impressionato o trasmesso granché nelle lezioni, altra qualità che invece gli allievi di ieri e di oggi gli riconoscono, eccome.

Nel Team di ricerca dell’Osservatorio, dove coesione e indirizzo unitario non sono mai mancati, (non a caso) Gino ha rappresentato un punto di riferimento per tutti specie nei momenti più delicati o semplicemente importanti: credo che tutti dessero per scontato che bastava andare nella stanza in fondo al corridoio, a sinistra.

“Docente di ultima istanza”

A me piace definirlo un “Docente di ultima istanza”, di quelli che non solo sei sicuro che “sanno davvero”, ma che ti risolvono pure il problema o ti danno una risposta mai banale. Anche nell’ammettere di non sapere, che non è uno sport molto praticato …

Il perché è facile: se sai le cose per davvero e sei schietto, inevitabilmente rappresenti un punto fermo e una certezza per tutti, soprattutto per i più giovani ma non solo, l’ho sperimentato tante volte.

A me personalmente colpì molto come mi presentò al primo evento dell’Osservatorio, rendendomi pubblicamente un merito – quello di aver avuto l’intuizione iniziale – che però senza di lui, Alessandro e Marco (Alessandro Perego e Marco Melacini – NdR) non avrebbe fatto molta strada. Avrebbe potuto non sottolinearlo e invece lo fece, il che non è da tutti.

Gli eventi dell’Osservatorio

Ed anche come abbiamo dovuto quasi pregarlo per farsi intervistare da questo giornale, non per spocchia ma perché di stare sotto i riflettori – per come l’ho conosciuto – non gliene importava granché. Per fortuna si è ricreduto: non devo certo sottolineare io la sua verve e la sua simpatia negli eventi dell’Osservatorio cui ha dato un imprinting notevole.

E mi colpisce ancora molto l’ondata – è proprio il caso di dire – di partecipazione che ho personalmente riscontrato che ha certo rappresentato un grande sollievo per tutti noi: condoglianze a me personalmente o al team OCL come fossimo i famigliari, perché evidentemente ci si riconosce una sintonia e un affiatamento interno di cui Gino è sempre stato un garante e che dovremo sempre coltivare.

Partecipazione giunta anche da moltissimi, davvero moltissimi studenti: “i suoi giovani”, cosa che sono certo lo renderà felice.

Adesso siamo tutti un po’ orfani, anche se in realtà si continua a vivere nel ricordo di chi ci ha conosciuto: nel caso di Gino è assai vero, e mi piace molto l’idea che sia più vivo che mai anche qui, sulla terra, nella nostra memoria.

Andrea Fossa – Osservatorio Contract Logistics

 

Il “caffè con Gino”

di Marco Melacini – Politecnico di Milano

In primis ci tengo a ringraziare l’editore di questo spazio che ci ha lasciato per ricordare il collega e amico di molti di noi, Gino Marchet; fatto non scontato in un mondo che spesso corre senza fermarsi un momento a pensare. Ma la memoria è molto importante, soprattutto per chi, come noi logistici, non sta chiuso in uffici tutto il giorno, ma si trova giornalmente a confrontarsi con la realtà della vita.

Studente brillante, che prendeva 30 in tutti gli esami e si laureava con il massimo dei voti. Professore ordinario, autore di importanti articoli internazionali su temi difficili come le scorte di sicurezza o le percorrenze nei sistemi di picking, membro di autorevoli riveste internazionali Persona illuminata, che ha sempre preso a cuore il mondo della logistica, dal master in trasporti e logistica di Piacenza, fino a fondare un Osservatorio sul mondo della Contract Logistics.

Ma queste prime settimane senza di lui ci portano spesso a dire “Gino avrebbe fatto/detto così…”…per cui Gino era qualcosa di più di questo bellissimo curriculum…ma quali erano i tratti di Gino?

  • Attenzione a chi ti sta affianco: in dipartimento era uno dei pochi che capiva i momenti di difficoltà e ti veniva a spronare…con un metodo che ormai era diventato ormai consueto: “il caffè con Gino”…non il caffè alla macchinetta, ma al bar. Perché al bar ci si guarda in faccia….metodo che non toccava solo i più stretti collaboratori ma altri colleghi fino agli amministrativi (spesso non molto considerati dai professori..). Un fatto talmente vero che lo stesso barista (in Bovisa non ci sono molti bar) subito è venuto a farci le condoglianze perché si era accorto che quando veniva al bar lo faceva in un modo diverso…
  • Attenzione agli studenti: ogni giorno mi ricordava che la nostra missione è educare gli studenti, prepararli al mondo del lavoro, perché sappiano fare scelte giuste e non seguire le mode del momento. Questo faceva si che dedicava molto tempo al materiale: all’inizio del semestre aveva tutte slide pronte (non come molti di noi, me compreso, che spesso carichiamo il materiale la sera prima).
  • Curiosità. Ogni nuovo progetto era occasione di scoprire cose nuove. Negli ultimi anni potevamo fare dei progetti separatamente, ma quelli più complessi ci piaceva ancora farli assieme, perché era occasione per confrontarci con casi nuovi e trovare nuove ipotesi di ricerca, perché la ricerca partiva sempre dai problemi delle aziende. Anche andare in aula era una scoperta continua…ho una sua mail del giorno prima dell’incidente, in cui mi scriveva che su parte che facevamo da anni sulle scorte, aveva scoperto che era più efficace se svolta in un altro modo.
  • Rapporto con le persone. Ogni anno quando iniziava un corso era sempre teso perché non sapeva chi si sarebbe trovato davanti. Poi arrivava in ufficio, mi diceva che sentiva che l’aula lo seguiva…si creava un feeling (facile a dirsi, difficile a farsi con oltre 100 studenti in aula…) e quindi riusciva a dare tutto quello che aveva, con quegli aneddoti che fanno la differenza fra un professore cresciuto sui libri e un professore che ha applicato quanto racconta. Questo feeling quest’anno è stato così forte che alla fine di ogni lezione gli studenti lo applaudivano come se fosse stata l’ultima lezione…
  • Visione sistemica. Una delle sue frasi più famose è che “la realtà è complessa, e non c’è un’unica soluzione”. Questo lo portava a dire che bisogna sentire sempre cosa pensa l’altro, le sue ragioni. Concretamente questo nel lavoro della Contract Logistics vuol dire fare lunghe telefonate/chiacchierate con l’interlocutore, non fermandosi alla risposta pre confezionata ma capendo le motivazioni alla base di certe scelte e alla fine, non cedere nel grande rischio di noi accademici: inquadrare tutto in uno schema. Se si riesce bene, altrimenti cominciamo a prendere atto di quello che succede e un po’ alla volta si troverà il filo con cui collegare i pezzi del puzzle….pensate quanto è vero sui grandi temi di oggi, come l’omnicanalità e i nuovi paradigmi tecnologici, ma anche la stessa vita di ognuno di noi.
  • Sapeva cosa contava nella vita, da “uomo di campagna” come amava definirsi. Per cui anche nei momenti di prova (abilitazioni nazionali, concorsi,..) ti sapeva sempre far rialzare lo sguardo. Questo sdrammatizzare che si esprimeva in battute fulminanti, che ti facevano vedere le cose per quello che erano.
  • Fuori da schemi. In un mondo in cui tutti lavoriamo per slogan, lui sapeva cogliere i punti chiave e andare, se occorreva, contro-corrente. E, come scritto da altre parti in queste pagine, sapeva darti una parola chiara.
  • Rispettoso del tempo. Mi ricordo che mi chiedeva sempre come stava la mia famiglia e durante le vacanze o il week end cercava sempre di non mandarmi e-mail, perché sapeva che dobbiamo dedicare spazio a tutti gli aspetti della vita. E se uno inizia a leggere una mail con il corpo è a casa ma con la testa è altrove…ma una volta al lavoro si dava il massimo…con ore a ragionare insieme su come risolvere un problema (celebri i confronti sul Forward Reserve Problem nel picking). Pochi giorni prima del tragico incidente una collega scriveva a me e a lui dicendo che non riusciva a stare dietro a tutto e doveva sistematicamente lavorare il Sabato e la Domenica. Pronta la sua risposta: “togliamo qualcosa, non ti preoccupare che ti aiutiamo noi, andando in aula al tuo posto se serve”.

Mi piace concludere, guardando la foto di uno degli ultimi workshop della Contract, con il suo sorriso, che era come un grande abbraccio, che ci ricorda quanto la vita è bella e va vissuta fino in fondo, come lui ha fatto.

Marco Melacini – Politecnico di Milano

  • Gino Marchet nacque a Stradella il 21 gennaio 1963. Dopo la laurea in Ingegneria Meccanica presso il Politecnico di Milano (100 e lode) si è dedicato alla Ricerca e all’Insegnamento presso il medesimo Politecnico. Professore associato dal 1998, quindi ordinario dal 2004, è stato professore di Impianti Industriali Meccanici, titolare dei corsi di “Logistica” e “Progettazione e gestione degli impianti di produzione”, direttore del Master in Logistica Distributiva del MIP e dei corsi “Progettazione e gestione dei magazzini” e “La gestione ed il controllo delle scorte” organizzati dal medesimo MIP nonché direttore degli Osservatori “Material handling” e “Contract Logistics” del Politecnico di Milano. Sterminata la sua produzione saggistica e bibliografica, impossibile sintetizzare la sua attività di formatore e consulente, migliaia i manager e i responsabili della logistica che hanno avuto la fortuna e l’opportunità di ascoltarlo nei suoi innumerevoli interventi presso meeting e Convegni. Gino Marchet è stato un gigante della logistica non solo nazionale e il suo insegnamento vivrà a lungo nei cuori e nelle menti di coloro che lo hanno frequentato.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Il Giornale della Logistica
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