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Crisi globali e cybersecurity: le sfide

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Le crisi geopolitiche, geoeconomiche, unitamente a quelle legate alla cybersecurity, costituiscono una sfida notevole per la resilienza delle catene di approvvigionamento e dei sistemi logistici a livello mondiale. Ci troviamo immersi in scenari fortemente influenzati dai rischi legati a questi elementi. Sfortunatamente, i primi segnali del 2024 non solo confermano la continuazione di queste tendenze, ma suggeriscono anche una possibile escalation.

Lo studio del McKinsey Global Institute

Uno studio recente del McKinsey Global Institute (MGI) intitolato “The complication of concentration in global trade” rivela che, in un mondo fortemente interconnesso, ogni regione geografica dipende dalle importazioni per oltre il 25% in almeno una categoria critica di beni.

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Sebbene queste interconnessioni abbiano portato numerosi vantaggi – tra cui l’aumento dell’efficienza, una maggiore disponibilità di prodotti su scala mondiale e la promozione della crescita economica – le recenti disfunzioni nelle catene di approvvigionamento, l’aggressione della Russia all’Ucraina, il conflitto nel Medio Oriente, insieme alle crescenti tensioni nel Mar Rosso e tra Cina e USA, hanno evidenziato l’importanza fondamentale della resilienza. Di fronte a tali sfide, sia le aziende sia i policy maker stanno ora rivalutando le supply chain e i sistemi logistici, considerando anche la ristrutturazione o il distacco da alcuni legami commerciali storicamente consolidati.

Sempre secondo lo studio di McKinsey, il commercio internazionale si trova di fronte a due potenziali direzioni di riorganizzazione in futuro. Da un lato, le nazioni potrebbero decidere di orientare il loro commercio verso alleati geopoliticamente più vicini – il che potrebbe portare a un aumento medio della concentrazione commerciale del 13% – ma rischierebbe di rallentare la crescita economica. Dall’altro lato, optando per una diversificazione maggiore nei rapporti commerciali al fine di diminuire la dipendenza da un unico partner, si potrebbe vedere un incremento della distanza geopolitica del 3%. L’impatto di questi compromessi sarà significativamente diverso a seconda delle economie in gioco. Di conseguenza, i leader aziendali dovranno navigare l’incertezza, adottando strategie che prevedano lo sviluppo di previsioni proattive, la pianificazione basata su diversi scenari, la formulazione di una gamma di opzioni strategiche e il potenziamento delle competenze in ambito geopolitico e geoeconomico. Ne consegue che, in un mondo altamente interconnesso – dove fare previsioni è sia estremamente prezioso che difficile – le strategie di resilienza per le supply chain e la logistica diventano cruciali per affrontare i rischi che le organizzazioni potrebbero incontrare nel corso del 2024.

Decifrare le crisi attuali: un’analisi multi-contesto

Per comprendere lo scenario che si va delineando a livello globale, è indispensabile analizzare le differenti crisi che i settori della supply chain e della logistica stanno affrontando.

Canale di Suez e Mar Rosso

Le recenti tensioni geopolitiche nelle vicinanze del Canale di Suez, dovute principalmente agli assalti degli Houthi nel Mar Rosso e all’escalation dei conflitti nella regione, stanno gettando una lunga ombra sul trasporto marittimo globale e sul commercio internazionale, con implicazioni significative per la supply chain e la logistica in tutto il mondo, portando potenzialmente a interruzioni diffuse, scarsità di prodotti e aumento dei prezzi. Il Canale di Suez costituisce un’arteria marittima cruciale, gestendo circa il 12% del commercio globale, con una parte significativa di questo traffico costituito da spedizioni di container riempiti prevalentemente di beni di consumo, riflettendo il ruolo vitale del canale nel facilitare il flusso di prodotti dal sud-est asiatico ai mercati europei. Tuttavia, la recente instabilità geopolitica nella regione e gli attacchi nel Mar Rosso hanno spinto diverse compagnie di navigazione a deviare le loro navi, evitando il Canale di Suez e cercando percorsi alternativi, nonostante il canale sia il collegamento marittimo più conveniente tra l’Asia e l’Europa.

È doveroso evidenziare che il dirottamento verso percorsi alternativi non solo raddoppia il tempo di transito, ma comporta anche costi di carburante e tariffe di spedizione più elevati. Inoltre, l’aumento dei costi operativi ha un effetto a catena sulla capacità di spedizione globale. Ossia, la necessità di una capacità aggiuntiva per accogliere le spedizioni Asia-Europa potrebbe mettere a dura prova l’attuale capacità globale di container, che attualmente ha un eccesso marginale del 10-15%. Inoltre, se l’instabilità nel Mar Rosso e nel Canale di Suez dovesse persistere, questa capacità in eccesso potrebbe essere insufficiente, portando a: un aumento delle tariffe dei container; potenziali carenze di spazio; conseguenti ritardi nelle spedizioni. Ne consegue che i professionisti della supply chain e della logistica dovranno continuare a tenere d’occhio il Mar Rosso e tutti gli effetti derivanti dall’instabilità di questa area geografica.

Siccità nel Canale di Panama

Le siccità stagionali non sono una novità per il Canale di Panama. Tuttavia, l’estrema siccità degli ultimi mesi ha reso imprevedibile la loro gravità. A gennaio, le autorità hanno riferito che la recente siccità storica le aveva costrette a ridurre il traffico di un terzo, mettendo ulteriormente a dura prova la logistica del trasporto marittimo globale. In caso di persistenza della siccità, le perdite nel 2024 potrebbero ammontare a 700 milioni di dollari.

Le elezioni e altri rischi geopolitici

Le prossime elezioni in varie aree geografiche potrebbero innescare gravi ripercussioni globali che, a loro volta, potrebbero causare interruzioni della supply chain o problemi nella logistica. Inoltre, la situazione Cina-Taiwan, i conflitti in corso tra Russia e Ucraina e tra Israele e Palestina hanno creato situazioni politiche volatili in cui molti attori globali sono implicitamente o esplicitamente legati. Ne consegue che, se una spirale dovesse andare fuori controllo, potrebbe innescare enormi interruzioni nella supply chain e nella logistica.

Federica Maria Rita Livelli

Estratto dell’articolo pubblicato completo sul numero di Aprile 2024 de Il Giornale della Logistica


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