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CLO all’Ortomercato di Milano: una battaglia (non solo) logistica

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In una metropoli sempre più europea, caratterizzata da nuovi quartieri, da grattacieli scintillanti che offrono viste e tramonti instagrammabili, proiettata verso successi e conferme sulla scena internazionale non è sempre facile riconoscere la vecchia Milano da cartolina, quella della scighera, dei tram sferraglianti e delle fabbriche, della vita da ballatoio e del coer in man.

Ma a 3 chilometri in linea d’aria dalla Madonnina, si trova un luogo dove pare che il tempo si sia fermato almeno a sessant’anni fa.

Ortomercato di Milano: una città nella città

Un luogo dalle grandi contraddizioni, per questo affascinante e intimidente allo stesso tempo. Stiamo parlando dell’Ortomercato, o meglio, del Mercato Ortofrutticolo all’Ingrosso di Milano, il più grande d’Italia per quantità di prodotti gestiti: al suo interno viene commercializzato ogni anno oltre un milione di tonnellate di frutta e verdura, il 33% della quale proveniente dai mercati in import e circa il 25% destinata all’esportazione.

All’interno di una superficie ampia complessivamente 450.000 mq, di cui 3.000 occupati da celle refrigerate, gravitano ogni giorno quasi 10.000 persone, per questo non è un’iperbole affermare che l’Ortomercato di via Lombroso sia una “città nella città”.

Un microcosmo dove si rispecchiano tutte le dinamiche sociali esterne: qui il multiculturalismo è una realtà consolidata.

“Succede quello che vediamo all’interno dei mercati rionali, dove la gestione dell’ortofrutta è stata trasferita agli operatori stranieri” ci spiega Emiliano Bonomi, past president di CLO e attualmente responsabile delle relazioni sindacali.

I grossisti italiani sono sempre meno perché, parliamoci chiaro, questo è un lavoro molto duro che non tutti vogliono, o se la sentono di fare.

Un’occupazione difficile, pesante: bisogna lavorare di notte e si è sempre soggetti alle condizioni metereologiche e non solo nel senso del comfort. Se nevica, i camion non arrivano, se piove gli ambulanti non vengono a comprare la merce.

Rispetto alla grande distribuzione, dove la gestione della catena distributiva e della logistica è estremamente standardizzata, qui le variabili sono molte di più: ogni giorno è diverso dall’altro e va costruito risolvendo i problemi sempre nuovi che si presentano.”

Resilienza, capacità di controllo e di relazione, proattività sembrano essere qualità indispensabili per lavorare in questo contesto e gestire un’operatività complicata dal fatto che si gioca quasi completamente in notturna.

Operatività notturna

“Le vendite presso gli stand dei grossisti – un totale di 104 a cui si aggiungono altrettanti produttori agricoli che commercializzano direttamente la propria merce all’Ortomercato – iniziano alle 4,00 della mattina” ci spiega Ettore Autunno, vicepresidente di CLO “ma prima, intorno a mezzanotte, iniziano le operazioni logistiche di ricezione merce, consegna agli stand, messa a display e riconsegna del venduto ai furgoni degli acquirenti.

Un flusso che normalmente termina di prima mattina, ma che a volte può protrarsi fino a mezzogiorno”.

Tutte le operazioni di handling e movimentazione merce presso l’Ortomercato sono gestite da un totale di cinque operatori logistici che impiegano complessivamente 500 lavoratori.

CLO è presente con circa 100 persone che offrono ai clienti, un totale di 25 grossisti, tutto il supporto e l’assistenza logistica necessaria affinché il quotidiano processo di vendita si svolga nel modo più efficiente possibile.

In particolare a CLO fanno capo più squadre, attive in piazzale e interne agli stand.

Fare efficienza

Nel primo caso gli operatori si occupano delle operazioni di scarico dei camion e di ricezione merce. “Tutte le transazioni sono tracciate tramite i terminali in dotazione alla nostra squadra: registriamo i quantitativi movimentati e le tariffe applicate e stampiano bollettini riepilogativi delle diverse operazioni.

Tutto è tracciato e registrato nei nostri sistemi” ci spiega Ruggero Sparacino, responsabile operativo di CLO che aggiunge “delle tre cooperative attive in piazzale, siamo gli unici ad utilizzare questa tecnologia.” Una volta scaricati, i pallet monoreferenza vengono caricati su appositi carrelli che, uniti ad altri, danno origine a un “trenino” diretto all’area di smistamento, da cui poi partiranno le consegne ai singoli stand.

La squadra attiva presso gli stand dei grossisti si occupa della messa diplay della merce, ossia di prepararla alla vendita per l’arrivo degli acquirenti, attesi a partire dalle 4,00. L’ortofrutta scelta darà origine a nuovi bancali promiscui che, una volta pesati, dovranno essere portati fuori dagli stand nella zona di raccolta e, da qui, portati dal personale dedicato ai parcheggi esterni per il carico sui furgoni dei clienti.

“La mappatura del piazzale non esiste e per questo gli operatori devono sapere dove i diversi acquirenti parcheggiano i loro automezzi, sui quali andranno caricate le merci acquistate: una situazione che crea evidenti problemi in caso di inserimento di nuovo personale” spiega Autunno.

Costi e concorrenza

Fare logistica all’interno dell’Ortomercato costa: “Gli spazi hanno prezzi altissimi: solo per mettere in carica il carrello paghiamo per lo spazio, 80€/mq, quando presso altri clienti al di fuori dell’Ortomercato la zona di ricarica non prevede costi di affitto.

E ancora, all’interno di una normale piattaforma dotata di ribalte, per scaricare un camion è sufficiente il lavoro di un operatore munito di transpallet.

Ciò che ci interessa sottolineare – prosegue Autunno – è piuttosto la difficoltà di compiere bene il nostro lavoro, dovendo costantemente affrontare la concorrenza sleale di alcuni competitors.

Se tutti agissimo nella legalità, non sarebbe così difficile stringere nuovi contratti o chiedere anche i fisiologici aumenti tariffari.

Ma è molto difficile competere con chi offre prestazioni a prezzi dimezzati. È una battaglia vera e propria”.

Alice Borsani

Estratto dell’articolo pubblicato sul numero di Luglio / Agosto 2019 de Il Giornale della Logistica


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