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Pupa sceglie KFI per ottimizzare la logistica di ritorno. Reverse logistics : il trucco c’è!

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Il make up migliore non è quello che maschera e trasfigura, ma quello che, in modo quasi impercettibile, sa valorizzare punti di forza e unicità.

Solo dalla giusta combinazione di migliaia di variabili – effetti, colori, compattezza, modalità di applicazione, etc. – nasce il trucco perfetto per ciascuna persona.

Lo sa bene Pupa, azienda con sede storica a Casatenovo (LC), famosa in tutto il mondo per i suoi prodotti cosmetici che realizza e distribuisce da più di trent’anni.

Per questo, quando Pupa ha deciso di ridisegnare i propri processi lungo la supply chain, concentrandosi sulle operazioni di reverse logistics, non è andata in cerca di un artificio per mascherare le criticità di quest’area operativa, ma ha trovato un partner – KFI – capace di trovare il giusto connubio tra strategia e innovazione tecnologica per dare alla logistica di ritorno nuova efficacia e valore.

Logistica: la complessità ti fa bella

“Per rispondere alle istanze di un mercato sempre più esigente e in continua evoluzione”, racconta Marcello Difrancescantonio, Logistic Manager di Pupa, “la nostra azienda investe costantemente in ricerca&sviluppo per un’innovazione di prodotto sempre più spinta, che proponga soluzioni d’avanguardia, per un totale di oltre 3000 prodotti con referenze/colore, in parte continuative e in parte one-shot”.

La crescita esponenziale delle referenze ha aumentato la complessità sia in fase di delivery – caratterizzato dalla frammentazione degli ordini e dalla capillarità dei punti di consegna – sia in fase di ritorno, perché all’aumentare dei lanci di nuovi prodotti corrispondeva un incremento dei resi da negozio.

“Per gestire al meglio la complessità in fase di consegna”, spiega Difrancescantonio, “ci siamo strutturati mutuando il modello dal fashion, ossia tramite pre-pack concepiti per affrontare al meglio la polverizzazione, abbassando i costi pur mantenendo inalterato il livello di servizio.

Per assicurare la massima efficacia lungo l’intera supply chain è, però, necessario recuperare efficienza in ogni anello della catena e per noi una fase chiave è sicuramente la reverse logistics.

La nostra priorità non è il semplice recupero fisico del prodotto, ma vogliamo – dopo un’accurata verifica di qualità e integrità – dare una seconda vita ai nostri articoli attraverso il canale outlet, mantenendo intatta la customer experience finale.

Prima che decidessimo di intervenire nell’ambito della logistica di ritorno, i resi in entrata venivano semplicemente pesati e stoccati, senza che si riuscisse a inventariare quanto ricevuto a causa della forte disomogeneità dei pacchi in arrivo dai negozi, privi di qualsiasi identificazione”. Cambiare era, quindi, una necessità irrinunciabile

Una reverse logistics tra rossetti, phard e mascara

Oggi la merce in ingresso viene tutta identificata tramite lettura barcode, in modo rapido e preciso.

A questo punto è il sistema a guidare l’attività degli operatori in logica di ventilazione multireferenza vs monoreferenza utilizzando una tecnologia basata sul put to light.

Al momento della scansione del codice a barre, infatti, il lettore invia un segnale che si traduce in un impulso luminoso che consente all’operatore di collocare in maniera intuitiva al posto giusto il prodotto in uno dei molti vassoi presenti sulla rastrelliera creata da hoc. In questo modo si ha la certezza automatica di aver suddiviso i prodotti in maniera precisa, senza sprechi e in maniera veloce.

“Di fatto ora”, sottolinea Difrancescantonio, “operiamo anche in quest’ultimo anello della catena in logica di flusso teso”.

Grazie a questo sistema i singoli vassoi sono già pronti per essere controllati e ricondizionati, garantendo quindi una messa a stock univoca.

Maggior servizio al canale outlet

In più, avendo un inventario in tempo reale con uno stock costantemente aggiornato e locazioni accuratamente mappate, è poi possibile scegliere la modalità di sorting a seconda della tipologia di ordine di reso e alle esigenze di alimentazione del canale outlet.

Dopo la verifica del contenuto del collo, infatti, il software compie un’analisi qualitativa e quantitativa e poi propone le diverse opzioni di stoccaggio che possono essere funzionali per quel dato reso.

Inoltre si possono lavorare ordini più voluminosi o identificare in tempo reale quali prodotti risultano essere fuori gamma e quindi non ricondizionabili.

Francesca Saporiti

L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero di ottobre de Il Giornale della Logistica. Richiedi la versione in PDF


RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Il Giornale della Logistica
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