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Intervista a Lorenzo Borgi, Direttore Logistico CLO: pronti a giocare in un nuovo campionato

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Nel corso dei suoi 86 anni di storia, CLO – Cooperativa Lavoratori Ortomercato, è cresciuta e si è trasformata evolvendo, mantenendo però la barra del timone puntata sempre nella stessa direzione: guidata dalla volontà di creare valore per i propri soci lavoratori e per i propri clienti. È Lorenzo Borgi, Direttore Logistico di CLO, a riassumere per noi il percorso fatto, per arrivare ad anticipare la rotta tracciata per il futuro, partendo da quello che, per molti versi, è stato un nuovo Anno Zero per la logistica: la pandemia: “il Paese in generale e il comparto logistico in particolare è arrivato alla pandemia dopo anni caratterizzati da una serie di difficoltà e tensioni di mercato che hanno influenzato, tra le altre cose, lo sviluppo dell’omnicanalità che si è ramificata procedendo, nei differenti contesti, a diverse velocità.

L’avvento della pandemia e il conseguente boom dell’e-commerce hanno reso ancor più evidente il divario che si andava formando: chi era preparato a gestire flussi multicanale è cresciuto in modo esponenziale, chi non si era attrezzato si è dovuto fermare.

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Per parte nostra”, racconta Borgi, “nei due anni della pandemia abbiamo lavorato mettendo a fattor comune opportunità e difficoltà per far fronte agli imprevisti e alle specifiche esigenze dei nostri clienti, dove ognuno di essi ha vissuto l’emergenza in modo diverso.

Sono stati, di fatto, due anni di sospensione, durante i quali si era tutti impegnati in primo luogo a lavorare ancora di più e a sopravvivere. Finalmente la logistica si è vista riconoscere il suo ruolo di attore indispensabile a sostegno del sistema Paese con un nuovo e più concreto spirito di collaborazione e di unità nella gestione dell’emergenza e, poiché in alcuni contesti presentarsi al lavoro era vissuto come atto quasi eroico, i clienti sono stati disposti a riconoscere anche incentivi straordinari ai lavoratori in segno di gratitudine”. Perché ricordare oggi tutto questo? “Perché cessata la pandemia siamo tornati indietro, ognuno un po’ più concentrato su se stesso, e il rischio concreto è di perdere un’opportunità”, spiega Borgi.

Ripensare il lavoro

“Oggi il CCNL – Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per il comparto logistico sottoscritto nel 2021 risulta totalmente incoerente rispetto al contesto in cui ci siamo ritrovati. Questo divario non può che acuire le tensioni sindacali che già si stavano esacerbando prima della pandemia. Per spezzare questa spirale”, indica il Direttore Logistico di CLO, “non abbiamo alternativa se non lavorare sulla contrattazione di secondo livello, così da colmare il gap tra contratto nazionale e aumento del costo della vita”. È una questione di responsabilità, ma anche di capacità di attrarre e far crescere professionalità e competenze.

Offrire condizioni di lavoro eque che integrino al meglio welfare e formazione è, oggi più che mai, una priorità. Come farlo, però, in modo sostenibile in uno scenario che sembra prevedere solo aumenti? Aumenti del costo della vita, delle materie prime, dell’energia… La chiave, secondo noi di CLO, è il dialogo costruttivo con tutte le parti coinvolte, a partire dalla committenza, e investire in due direttrici principali, profondamente correlate tra loro: professionalità e competenze, innovazione e tecnologia”. Il punto, potremmo quindi sintetizzare, è mettere le persone al centro di ogni progetto”.

Così è, per esempio, nella collaborazione con AGADE. Acronimo di Anti-Gravity Active Device for Exoskeletons, AGADE nasce come start-up in seno al Politecnico di Milano nel 2020 per lo sviluppo di una tecnologia robotica brevettata da inserire nelle attività di movimentazione, che ha preso forma nell’innovativo esoscheletro AGADEXO. CLO ha agito sin da subito come partner industriale e poi in una logica di collaborazione più ampia. “Abbiamo creduto fin da subito nel progetto”, ricorda Lorenzo Borgi, “convinti anche che il momento fosse quello giusto per introdurre un’innovazione che supportasse gli operatori nell’attività quotidiana.

L’innovazione mette le ali

Il progetto esoscheletro procede nel suo sviluppo con i piedi ben piantati a terra, ma CLO nel suo percorso di innovazione tiene anche lo sguardo puntato in alto, esplorando le possibilità offerte dai droni. “Stiamo lavorano per sviluppare un progetto di prototipazione di un drone con applicazioni in ambito logistico, ossia che possa svolgere diverse attività all’interno dei magazzini”, anticipa Borgi. “Già da un po’ di anni si sente parlare di inventario effettuato a mezzo di droni all’interno delle piattaforme logistiche e alcuni player del nostro settore hanno già sviluppato dei progetti pilota. Non vi sono però al momento soluzioni dedicate “industrializzate”. Ossia se un cliente oggi ci chiede dove può andare a comprare un drone da utilizzare in magazzino, non possiamo proporgli soluzioni standardizzate. Stiamo lavorando per risponde al meglio a una domanda che sta acquisendo corpo e consapevolezza.

E le applicazioni cui stiamo pensando non si limiterebbero al solo inventario: i droni si potrebbero occupare anche della vigilanza – come già avviene già, per esempio, negli Stati Uniti –  e della verifica di strutture e infrastrutture – sia in ottica di pronto intervento sia di manutenzione conservativa e predittiva. Si poterebbe anche immaginare di spingersi oltre e utilizzare i droni per monitorare il livello di saturazione del magazzino e raccogliere dati per ottimizzare le locazioni. Si tratta di un’attività svolta oggi “a vista” che può contare unicamente sull’esperienza di chi lavora in magazzino. Poter disporre di dati oggettivi offrirebbe uno strumento prezioso ai professionisti per la riprogettazione delle altimetrie delle locazioni e vantaggi concreti per i clienti che sfrutterebbero così al meglio i propri investimenti, soprattutto in un contesto così dinamico qual è quello in cui ci troviamo ad operare”. Le prospettive sono davvero interessanti, ma a che punto siamo? “Abbiamo individuato alcuni partner e stiamo definendo le modalità d’ingaggio, ossia come procedere alle diverse fasi: progettazione, prototipazione, finanziamento e industrializzazione.

La sfida della Big Data Analytics

Parlando di droni abbiamo già introdotto una terza aera di innovazione cui sta lavorando CLO: quella della big data analytics. “Siamo arrivati ad un livello di complessità tale che è impossibile agire in modo efficace senza specifici strumenti e competenze di analisi dei dati.

E questo”, premette Lorenzo Borgi, “impatta anche sulla capacità di definire e monitorare correttamente gli economics di un cantiere e sulla capacità di confrontarsi con partner e committenti. Le valutazioni esclusivamente esperienziali o empiriche, che potevano andare bene negli anni Duemila, oggi non sono più accettabili. Abbiamo a disposizione una mole enorme di dati che però spesso rimangono inutilizzati. Vogliamo mettere a frutto questo patrimonio di informazioni.

Un primo scoglio è la condivisione, perché molto spesso questi dati sono generati da software diversi; altrettanto spesso i dati non sono manutenuti in maniera adeguata e non si hanno a disposizione strumenti adeguati per gestirli. Attraverso Data Lake e Big Data Analytics l’obiettivo è creare un database di database che consenta così di rendere omogenei e fruibili tutti i dati raccolti e sviluppare un algoritmo di analisi che permetta di interpretarli al meglio, in tempo reale per avere risposte che ci consentano di reagire al meglio in caso di anomalie e progettare accuratamente il futuro. Rappresenterà anche uno strumento importante in termini di ingegneria del lavoro, portando visibilità e quindi benefici nella gestione delle risorse umane”.

Guadagnare attrattività e fare la differenza

“L’impegno e gli investimenti in innovazione sono oggi la leva che ci consente di distinguerci nel mondo della logistica conto terzi. Per anni”, ricorda Borgi, “il mercato della logistica ha vissuto una sorta di dicotomia anche a parità di funzione, come se vi fossero operatori di fascia A – ovvero i dipendenti delle aziende Committenti – e una fascia B riservata al personale in outsourcing, dove le cooperative venivano considerate prevalentemente per il puro facchinaggio. In questo scenario CLO si è sempre posizionata al vertice della propria categoria – in uno slogan di diversi anni fa ci definimmo nelle intenzioni, “da artigiani a professionisti della logistica” – ma a lungo ci siano trovati a giocare in un campionato di serie B anche per retribuzioni e welfare. Da qualche anno le cose stanno decisamente cambiando: da un lato la terziarizzazione ha raggiunto un livello di maturità tale da eliminare questi distinguo, dall’altro il CCNL Logistica sta appianando le disparità, pur nel persistere di giri di appalti e subappalti. È cambiato, nel frattempo, anche il mercato del lavoro. La nostra stessa compagine sociale si è trasformata, includendo oltre il 50% di soci lavoratori stranieri, provenienti da 65 Paesi differenti, mantenendo però il nostro ruolo di agevolatore dell’emersione sociale. È questa per noi l’occasione di fare un ulteriore salto in avanti e arrivare a competere in un campionato superiore dove a contare sono la responsabilità, la capacità di collaborare e di fare innovazione, la professionalità e la consapevolezza di essere un fornitore strategico, un partner”.

Francesca Saporiti

Estratto dell’articolo pubblicato completo sul numero di Dicembre 2023 de Il Giornale della Logistica 


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