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Quattro chiacchiere con Mario Cicolecchia – NaturaSì: quando il green è molto più di un colore

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Parlare con il direttore della logistica di NaturaSì di innovazione significa parlare non solo di tecnologia, ma anche e soprattutto di sostenibilità e responsabilità con un approccio che mira a mettere il più possibile in circolo le buone idee

Oggi la sostenibilità, per sempre più aziende, è un obiettivo cui tendere. Cosa significa, invece, lavorare in una realtà che porta la sostenibilità già impressa nel nome?

Ho la fortuna di lavorare in un’azienda fondata su principi che condivido pienamente e che hanno guidato il mio percorso accademico e professionale. NaturaSì nasce proprio dalla volontà di promuovere la sostenibilità in ambito alimentare attraverso l’agricoltura biologica. E la logistica da sempre è stata chiamata a fare la sua parte.

In che modo?

Negli anni, con la crescita del network e il progredire della complessità distributiva, sono stati messi in atto diversi interventi in magazzino e nei trasporti per ridurre l’impatto ambientale delle nostre attività. Ad un certo punto ci siamo però resi conto che, sebbene fossero tutte iniziative positive, necessitavano di essere integrate in un sistema.

Un ecosistema?

Sì, avevamo necessità di darci una struttura da questo punto di vista per assicurare un controllo e visibilità sulle iniziative intraprese. Nel 2019 l’azienda ha pubblicato il suo primo Bilancio di Sostenibilità, il quale ci ha permesso di prendere coscienza dell’ecosistema economico, sociale e ambientale di cui siamo quotidianamente parte.

Di cosa si tratta?

“I dodici petali della sostenibilità” sono i 12 ambiti e obiettivi a cui fa riferimento il bilancio. Il Bilancio di sostenibilità definisce linee strategiche per ogni funzione aziendale e, naturalmente, anche per la logistica che ha un importante impatto su differenti ambiti: dal consumo di energia alla riduzione degli sprechi.

Come è cambiato il vostro modo di agire in ottica sostenibile?

È cambiata la percezione: oggi monitoriamo ogni progresso e siamo così in grado di portare avanti al meglio la nostra strategia, assicurandoci continuità e controllo. Assicurare visibilità alle nostre azioni ci consente di creare best practice da condividere internamente e, perché no, anche all’esterno.

È questa una situazione che i logistici vivono spesso: molto bravi a fare e un po’ meno a raccontarsi.

È una scelta che abbiamo compiuto a livello aziendale: raccontare cosa facciamo per condividere valore con l’intera filiera, fino al consumatore finale.

E qual è il ritorno?

Questo per noi significa coerenza, restare fedeli ai nostri principi e ai bisogni dei nostri clienti. Molti dei cambiamenti introdotti hanno preso avvio proprio su impulso dei consumatori.

Per esempio?

In ambito e-commerce abbiamo ricevuto diversi input per ottimizzare e rendere sempre più sostenibile il packaging e ridurre l’utilizzo di plastica: su questo aspetto abbiamo fatto molti passi avanti, innescando un circolo virtuoso.

Chi ha raggiunto questo circolo virtuoso?

Si è diffuso al nostro interno – siamo un gruppo di oltre 1.600 persone, senza contare tutto l’indotto – e lungo l’intera filiera. Per noi è molto importante condividere il cambiamento culturale in atto a tutti i livelli e con tutte le realtà con cui veniamo in contatto, perché la sostenibilità è un obiettivo perseguibile solo lavorando all’interno di una rete sistemica.

Come, nel concreto?

Creare sinergie con i nostri partner è essenziale. In ambito logistico, per esempio, privilegiamo la circolarità e facciamo un ampio uso di supporti di spedizione riutilizzabili come cassette abbattibili, roll, polibox isotermici, ecc. Una strategia efficace solo grazie alla piena adesione e collaborazione nei nostri fornitori di servizi.

Ma come scegliere con chi collaborare al meglio?

Nella scelta dei partner valutiamo anche aspetti tecnici per assicurarci qualità del servizio, oltre alla massima trasparenza e alla piena legalità.

Cosa che in logistica, purtroppo, non è così scontata…

Purtroppo no, ma la parte contrattualistica ha rappresentato per noi una base su cui costruire una visione condivisa in cui la sostenibilità avesse un ruolo centrale. Così come l’attenzione alla persona.

Ossia?

Mettere al centro le persone garantendo sicurezza in un ambiente di lavoro sano: questo è ciò che noi e i nostri partner ci impegniamo a fare ogni giorno.

Come vi posizionate in un benchmark con altre logistiche?

Il livello di servizio è una caratteristica che contraddistingue NaturaSì, è sempre stata una leva strategica fondamentale. La nostra logistica parte da punti fermi, come eque retribuzioni e ricerca di condizioni lavorative adeguate per le persone. Per fare confronti è necessario farli a pari perimetro, spero che in futuro ci siano sempre più realtà che approcciano il lavoro della logistica con questo spirito.

Di certo non si può fare sostenibilità sulla pelle degli altri.

Infatti, solo una volta garantite le condizioni di lavoro eque ci si può concentrare sugli aspetti ambientali. È stato questo il terzo step del percorso intrapreso con i nostri partner per far evolvere il modello collaborativo.

L’attivazione dell’hub di Bologna vi ha permesso di mettere a terra molti progetti in ambito sostenibilità?

Il centro logistico sviluppato all’interno dell’Interporto di Bologna nel 2017 ci ha consentito di sperimentare e concretizzare molti progetti. Per esempio, il magazzino multitemperatura è dotato di pannelli solari, luci led, impianti di recupero dell’acqua piovana, sistemi per l’isolamento termico e di un impianto per il riscaldamento che usa l’aria calda di scarto prodotta dalle centrali frigo. Per ottimizzare l’utilizzo di energia abbiamo inoltre introdotto sistemi di movimentazione automatica.

Avete potuto ridurre la superficie da refrigerare e quindi l’energia impiegata?

Rendere meno energivoro il nostro magazzino è stata una delle motivazioni che ci hanno spinto ad automatizzare. Volevamo anche rendere più sicuro e confortevole l’ambiente di lavoro per i nostri operatori, riducendone i tempi di esposizione al freddo. In tutto questo molti vedono l’automazione come nemica dell’occupazione e quindi delle persone.

In realtà?

Innanzitutto con l’automazione noi non abbiamo ridotto affatto il personale. L’innovazione introdotta ha rappresentato un’opportunità altamente professionalizzante per i nostri collaboratori che lavorano in quell’area e che hanno così potuto acquisire nuove skill tecniche di altissimo valore. Il tutto tutelando la salute.

Come?

Oggi il sistema automatizzato muove una media di 120.000 kg di merci ogni giorno. 120.000 kg che abbiamo tolto dalla schiena e dalle braccia degli operatori. Abbiamo una forza lavoro molto fedele con un turnover bassissimo: per questo cerchiamo di ridurre al minimo le attività usuranti per preservare la risorsa di maggior valore: le persone.

L’innovazione è quindi costante?

Crediamo che sia l’unica strada percorribile. Stiamo oggi riflettendo sulla possibile conversione della flotta di carrelli elevatori per passare all’idrogeno. Siamo ancora in una fase strategica/analitica, ma pensiamo che l’idrogeno per i soli muletti non sia davvero sostenibile, ma acquisisca senso se integrato in un sistema più ampio, estendendo l’utilizzo alla flotta aziendale e a mezzi di trasporto pesanti utilizzati per servizi di navettaggio. Naturalmente idrogeno verde.

  • Nome e cognome: Mario Cicolecchia
    Luogo e data di nascita: Waiblingen (Germania), 05/04/84
    Informazioni personali: Mario ha due figli: Michele e Flora
    Formazione: Architettura (Uniss – Sassari) e Urbanistica (Iuav di Venezia) come percorso accademico. Tra le esperienze post-universitarie più rilevanti si cita l’Executive Master in “Supply Chain and Operations” della Bologna Business School.
    Percorso professionale: dopo gli studi accademici, ha svolto l’attività di ricercatore per 5 anni a Bruxelles. Durante questo periodo di ricerca, dove ha approfondito temi relativi a mobilità e trasporto, si è avvicinato sempre di più all’ambito logistico iniziando a lavorare per Petit Bateau, marchio di abbigliamento per bambini. Al rientro in Italia, nel 2015, ha intrapreso un nuovo percorso professionale in NaturaSì, seguendo dapprima la realizzazione del nuovo polo logistico di Bologna, per poi diventare direttore dell’area logistica del Gruppo.
    Attività professionale: Direttore Logistica NaturaSì, azienda nella quale lavora dal 2015.
    Hobby e passioni: grande appassionato di musica, chitarrista autodidatta. Altre grandi passioni sono lo sport (calcio, mountain bike) e la lettura.
    Libro sul comodino: “Collasso. Come le società scelgono di morire o vivere” di Jared Diamond
  • NaturaSì è un’azienda che si occupa di produzione, distribuzione e vendita al dettaglio di prodotti biologici e biodinamici. Nata a metà degli anni ’80 dopo un lungo percorso di crescita, sviluppo e innovazione, oggi è leader italiano nel retail del settore biologico con i propri negozi presenti su tutto il territorio nazionale.
    NaturaSì nasce con l’obiettivo di prendersi cura della terra attraverso l’agricoltura biologica. Un modello circolare con cui i diversi attori collaborano per dare vita a un flusso di relazioni responsabili, virtuose, etiche e rivolte al futuro. Gli elementi costituenti sono l’universo agricolo e di fornitura, la sede, i negozi, i clienti e la società.
    Questi alcuni tra i dati più significativi: attualmente NaturaSì gestisce un assortimento di circa 13.000 referenze tra tutte le merceologie (secco, cosmesi, frigoconservati, surgelati, ortofrutta). I dipendenti del Gruppo sono oltre 1.600 e il fatturato consolidato del 2020 ammonta a circa 470 mln€. Grazie ai due centri distributivi (per un totale di circa 65.000 mq) vengono movimentati circa 27.5 milioni di colli all’anno, con un totale di 8.000 clienti serviti. La rete logistica/distributiva si completa di 7 transit point distribuiti sul territorio nazionale che fungono da piattaforme di cross docking tra la trazione primaria e quella secondaria.

Francesca Saporiti

Estratto dell’articolo pubblicato completo sul numero di dicembre 2021 de Il Giornale della Logistica


RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Il Giornale della Logistica

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