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LPR: quando il pallet pooling diventa sartoriale

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LPR opera nel settore del pallet pooling: in pratica fornisce bancali in funzione dei volumi movimentati dal cliente e li recupera quando sono vuoti.

Prima di rimetterli in circolo, però, li gestisce, il che significa che li ripara, li pulisce, ne ripristina le condizioni ex ante utilizzo in modo che tutti i clienti possano usufruirne come se fossero nuovi. Il flusso funziona così: il cliente ordina i pallet sul portale web di LPR; LPR provvede a consegnare i pallet nella data, luogo e quantità desiderata.

In seguito i pallet vengono utilizzati nell’ambito delle attività produttive del cliente, che li spedisce, con relativo carico, presso i centri di distribuzione.

Concluso il servizio, LPR recupera i pallet vuoti e li ripristina.

Rispetto all’interscambio, dunque, il cliente non ha incombenze, se non quelle di fare l’ordine e di aggiornare LPR circa l’avvenuta spedizione e il luogo di destinazione.

Pallet pooling: la ricetta di LPR Italia

LPR è presente in Italia dal 2009 con una crescita continua e costante: “da un solo cliente con un fabbisogno di circa 300mila pallet – ricorda Paolo Cipriani,  Commercial Manager di LPR Italia  – abbiamo chiuso il 2017 con oltre 150 clienti e 3,5 milioni di pallet movimentati”.

I clienti di LPR provengono dai più svariati settori; tanto per fare alcuni nomi, si va da Lavazza a Panini, passando per San Pellegrino, Acqua Vera e Kimberly Clark. Ma, sottolinea Fabio Benazzo, Country Manager della società, le dimensioni e i volumi movimentati dal singolo cliente non hanno alcuna incidenza sulla qualità del servizio: “operiamo con clienti di rilevanza internazionale o locale, indifferentemente.

Siamo tarati su qualsiasi tipo di situazione: piccoli o grandi che siano, i clienti di LPR usufruiscono dello stesso identico servizio. Il nostro obiettivo è la soddisfazione di tutti”.

Oggi in Italia LPR opera con il supporto di 14 depositi ben localizzati lungo tutto lo Stivale: una configurazione che permette di ottimizzare i costi di trasporto e la massima tempestività del servizio.

I depositi sono strategici

I depositi giocano un ruolo chiave nell’attività di LPR.

“Sono tutti terziarizzati – spiega Cipriani – e dal momento in cui acquisiamo un cliente è nostro interesse averne uno in prossimità, in modo da ottimizzare il sistema”. Deposito vicino significa infatti costi di trasporto ridotti, minori emissioni di CO2 e, soprattutto, servizio di standard elevato.

“Per esempio fino a poco tempo fa la fascia tirrenica era in parte scoperta, non avevamo necessità di un punto di appoggio; ma contestualmente all’acquisizione di un nuovo cliente nel basso Lazio abbiamo selezionato anche un nuovo deposito: solo così possiamo gestire il servizio con la massima efficienza”.

“Ci sono casi – aggiunge Fabio Benazzo – in cui il deposito è addirittura all’interno dell’azienda cliente. La consegna dei pallet è immediata, a chilometro zero”.

Ancora sui depositi una precisazione è doverosa: sebbene non siano di proprietà di LPR, prevedono tutti l’impiego di personale che segue procedure comuni, formato secondo determinati standard. Il che si traduce in risultati ragguardevoli: su 3,5 milioni di movimentazioni del 2017 solo 3 hanno dato luogo a non conformità.

Segni particolari: pallet rossi e perfetti

È già stato detto: ogni qualvolta il pallet rientra in uno dei quattordici depositi viene “gestito”, al fine di ripristinarne le condizioni iniziali. Pertanto viene controllata l’integrità delle tavole e dei tacchi, laddove necessario viene riparato e pulito.

Non solo: al fine di evitare qualsiasi rischio di contaminazione, i pallet rossi sono utilizzati esclusivamente nel settore dei beni di largo consumo (FMCG). Ma c’è di più: LPR da cinque anni ha fatto una scelta a monte e ha deciso di utilizzare il tacco in legno massello. “Siamo gli unici a farlo – precisa Benazzo -.

Questo tacco costa di più, sia in termini di materia prima che di manutenzione, ma garantisce la dimensione precisa perché non subisce variazioni in presenza di umidità”.

Il pallet non si deforma e non si flette. A questo si aggiunga che, grazie ai costanti tassi di crescita dell’azienda, vi è anche una notevole e frequente immissione di pallet nuovi.

Non a caso, nota Cipriani, il pallet LPR è privilegiato all’interno dei magazzini automatici “dove non ci si può permettere di impiegare bancali difettosi: si rischia il blocco dell’intera struttura”.

Quanto ai formati, quelli più utilizzati sono l’800×1200 (richiesto nell’80 per cento dei casi) e il 1000×1200, utilizzato prevalentemente per l’export verso il mercato inglese.

“Ma – racconta il commercial manager – con la diffusione dei discount sta crescendo il cosiddetto mezzo pallet da posizionare direttamente in area espositiva”.

Contratto? No, accordo personalizzato

LPR propone una vera e propria partnership. È questo il messaggio che passa forte e chiaro parlando con il management: “non stipuliamo un contratto, ma facciamo un accordo con il singolo cliente – precisa Benazzo -.

Le condizioni sono cucite ad hoc sulle caratteristiche dell’azienda e possono variare in maniera sostanziale”. Gli fa eco Cipriani: “La personalizzazione che offriamo è estremamente elevata, ogni servizio è ritagliato su misura. Parlerei di pooling sartoriale: l’obiettivo è la massima ottimizzazione”.

Il che significa che i picchi di consegne, le promozioni, le malaugurate contrazioni non sono più un problema di chi deve movimentare la merce: la palla passa a LPR che mette a disposizione del cliente una quantità mirata di bancali.

Certo un minimo di programmazione è necessaria: in sede di stipula dell’accordo (annuale o pluriennale) LPR analizza i volumi del cliente, il suo profilo distributivo e stabilisce una quantità indicativa dei pallet che verranno utilizzati.

Ma sono solo valori orientativi: la fornitura potrà essere rimodulata in funzione dell’eventuale mutamento dei flussi.

Emanuela Stifano

L’articolo completo è pubblicato sul numero di maggio 2018 de Il Giornale della Logistica. Richiedi la copia in PDF


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