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Quattro chiacchiere con Paolo Bisogni, European Logistics Association: “Europei si diventa”

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Che cos’è l’European Logistics Association (ELA) e cosa può fare per noi?
L’ELA è la Federazione delle Associazioni europee di management per la logistica. Vi fanno riferimento organismi di 24 Paesi (per l’Italia: l’AILOG – NdR) nel massimo rispetto delle culture locali, visto che per alcune nazioni le Associazioni rappresentate sono due (Spagna, Belgio, Germania, Ucraina). E per un logistico può fare moltissimo.

Per esempio?
Creazione di opportunità di networking a livello internazionale, descrizione e certificazione delle competenze. Essere certificati ELA significa vedere confermate le proprie capacità da un ente terzo, indipendente, autorevole, sovra nazionale al termine di un percorso di verifica serio e rigoroso. Per l’Italia l’associazione cui occorre fare riferimento per avviare questo percorso è l’AILOG.

Ho saputo che anche alcune grandi imprese hanno chiesto di certificare ELA i propri manager.
Confermo: per esempio Sky, che coordina una supply chain complessa per quanto concerne la gestione dei decoder e degli altri materiali, ha chiesto all’AILOG di certificare il suo personale della Supply Chain. In queste settimane un analogo processo è stato avviato con un importante operatore logistico di cui, per il momento, non posso fare il nome.

Fossi un manager della logistica mi sentirei messo sotto esame…
Un approccio totalmente sbagliato. Il processo di certificazione ELA è un contributo offerto al professionista per qualificarsi, analizzare le proprie competenze, migliorarsi. Non è certo un caso se, scorrendo l’elenco dei manager certificati ELA in Italia, troviamo manager di multinazionali accanto a dirigenti di piccole e medie imprese.

Peccato che molti responsabili delle risorse umane non siano al corrente di questa opportunità.
L’AILOG, come l’ELA, vive del lavoro volontario di manager innamorati della logistica ma che contemporaneamente hanno rilevanti responsabilità in azienda, una famiglia, impegni di vario genere e natura. Infatti una delle maggiori aree di miglioramento è legato alla comunicazione.

Lei ha ormai acquisito una rilevante esperienza internazionale. Che differenza c’è tra un logistico russo, un italiano, un tedesco ed un francese?
Se si parla di calcio, cucina, storia patria, usi e costumi si percepiscono differenze enormi. Ma se si comincia a parlare di logistica le differenze si annullano: il modo in cui guardiamo un magazzino o analizziamo una Supply Chain è identico.

ELA si è fatta promotrice di un premio europeo (ELA Awards) riservato alle migliori performance logistiche. Perché non c’è mai un italiano tra i premiati?
Intanto mi preme sottolineare come le giornate degli ELA Awards rappresentino uno dei più importanti momenti di networking associativo. Gli italiani non ci sono perché sono le associazioni nazionali a proporre i propri campioni e l’AILOG, per limiti di tempo e risorse, non si è ancora attivata.

“La messe è tanta ma gli operai sono pochi”.
Il mio è un appello perché più manager, quadri, consulenti della logistica si avvicinino alla “loro” associazione. L’AILOG non è di Paolo Bisogni né di nessun altro: i “proprietari” dell’associazione sono gli associati.

Lei ha detto che la più importante preoccupazione di un logistico deve essere quella di far fronte alle aspettative dei clienti. Quali aspettative?
Occorre fare una distinzione tra cliente business e cliente consumer. Quest’ultimo, come ha dimostrato Ermanno Rondi di Incas Group in un recente convegno patrocinato da AILOG, è ormai un consumatore informato. Grazie ad Internet, i social, i siti aziendali, sa tutto o quasi del prodotto che desidera acquistare. Una consapevolezza inimmaginabile sino a pochi anni fa.

E allora?
Le sue aspettative sono massime: sa quello che vuole e lo vuole subito. Sa quanto costa, ha scaricato la scheda tecnica sul tablet o lo smartphone, addirittura, come capita per le automobili, ha configurato il prodotto in funzione dei suoi gusti. Non solo lo vuole subito: vuole anche avere la possibilità di restituirlo se non gli piace. Le aspettative sono pazzesche.

Qualcuno la definirebbe la logistica del capriccio.
Poco importa: il benchmarking è Amazon. Completamente diversa è la logica in funzione del quale si muove il cliente business.

  • Nome e cognome: Paolo Bisogni
    Dati anagrafici e personali: Paolo Bisogni è nato a Milano il 23 giugno 1963.
    Studi universitari: Laurea in Fisica presso l’Università degli Studi di Milano
    Attività professionale: da sempre nel settore dei servizi logistici, dapprima quale Business Analyst presso un importante operatore logistico dove si è occupato di ottimizzazione della produttività, outsourcing, logistica degli approvvigionamenti, sistemi informativi sino alla responsabilità di General manager delle Operations e Direttore dei Sistemi Informativi e dei Progetti Speciali. Nel 2000 fonda Sogenet, azienda di consulenza e servizi logistici di cui è attualmente amministratore delegato.
    Attività istituzionali: Paolo Bisogni ha conseguito la certificazione ELA a livello Master. Dal 2006 è membro del Consiglio Direttivo dell’AILOG di cui viene eletto presidente nel dicembre 2011. Dallo scorso maggio è presidente anche di ELA (European Logistics Association). È professore di Gestione delle Operations e della Supply Chain presso la facoltà di Economia e Giurisprudenza dell’Università Cattolica, sede di Piacenza.
  • L’European Logistics Association (ELA) è la Federazione delle 28 Associazioni europee di management e gestione della Supply Chain espressione di 24 Paesi (per l’Italia: l’AILOG). L’organismo si impegna a divulgare la cultura della logistica a livello sovra nazionale, a creare opportunità di formazione e networking, ad organizzare, tramite le associazioni nazionali, visite presso magazzini di eccellenza alla ricerca delle migliori best practice. Organizza l’ELA Award per il riconoscimento delle migliori managerialità ed esperienze e propone la certificazione professionale ELA, valida a livello europeo.

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