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Quattro chiacchiere con Domenico De Rosa, Presidente e AD Gruppo Smet: ripensare le modalità

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Sulla sostenibilità tutti sembrano pronti ad accelerare, ma la direzione da prendere è chiara?

Come Gruppo Smet ci siamo da sempre interrogati su come rendere il trasporto il più possibile sostenibile, sotto tutti i differenti aspetti. La nostra attività pionieristica nell’intermodalità è stata la risposta a questa istanza. Una risposta non statica, ma dinamica, cui dedichiamo un impegno costante alla ricerca di nuove possibili soluzioni.

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L’intermodalità ha la sostenibilità nel suo DNA

Esatto. Oggi l’attenzione è molto focalizzata sulla transizione energetica, ma sono convinto che il problema dell’impatto ambientale sia da affrontare con una prospettiva necessariamente più ampia, partendo dallo shift modale. Nella nostra attività operiamo in logica multimodale integrando le Autostrade del mare, alla rete ferroviaria e alla rete viaria.

La voce comune sostiene che in Italia l’intermodalità sia difficile da applicare

È complesso, ma noi siamo la dimostrazione concreta che il trasporto intermodale è un’alternativa efficace, sicura e sostenibile. Oggi gli obiettivi di abbattimento delle emissioni che l’Europa si è prefissa pongono nuovi limiti al trasporto, ma possono avverarsi nuove opportunità. Come ottenere l’abbattimento del 55% delle emissioni entro il 2030 e raggiungere le zero emissioni nel 2050? La risposta non può essere che sistemica.

Come si potranno quindi raggiungere questi traguardi?

Non è possibile tagliare il traguardo delle zero emissioni guardando ad un’unica modalità, né a un’unica tecnologia. Come Gruppo stiamo sperimentando soluzioni differenti per testarne l’efficacia nelle diverse applicazioni. Non è, infatti, possibile valutare la validità di una soluzione in senso assoluto, ma solo calandola nella realtà. Ogni esigenza di trasporto richiede una risposta attentamente calibrata. Sarà il giusto mix di tecnologie e modalità ad assicurare la vera sostenibilità.

Mentre sulla scelta delle soluzioni per la trazione su strada ciascuna azienda può agire in modo indipendente, perché l’intermodalità funzioni servono decisioni e investimenti di sistema. A che punto siamo?

Come la politica – europea e nazionale – sta spingendo i costruttori di veicoli industriali verso lo sviluppo di mezzi con determinate caratteristiche, come gli standard Euro7 previsti dal 2025, così sarebbe auspicabile vi fossero politiche chiare per lo sviluppo dell’intermodale. Serve un efficace stimolo allo shift modale, al pari di quanto avviene per lo shift per le trazioni.

Se ciò non avviene la transizione non potrà mai essere completa.

Quindi?

Una parte della sostenibilità verrebbe certamente perduta. L’obiettivo delle zero emissioni è un obiettivo decisamente ambizioso: non si potrà raggiungerlo se non con un cambio di mentalità altrettanto ambizioso. Serve un’azione a campo largo che combini più soluzioni di trazione e più modalità.

Fare affidamento su un’unica modalità e su un’unica tecnologia ha mostrato in questi ultimi anni di grandi stravolgimenti tutti i suoi limiti.

Affidarsi a un’unica soluzione, qualunque essa sia, non è mai sostenibile nel lungo periodo. A maggior ragione in un’attività complessa, quale è il trasporto, che si declina in una molteplicità di differenti applicazioni. Un mezzo elettrico svolge un servizio completamente diverso da un veicolo a bio-LNG e sicuramente differente da quello che faranno, in un futuro prossimo, i mezzi a idrogeno. Un trasporto sostenibile tiene conto di queste differenze e le valorizza nel giusto mix modale.

È necessario essere aperti a più soluzioni possibili.

  • Nome e cognome: Domenico De Rosa
    Luogo e data di nascita: Salerno, 31 luglio 1981
    Formazione: Maturità Classica e Laurea in Giurisprudenza
    Hobby e passioni: lettura
    Libro sul comodino: Guerra e Pace di Lev Tolstoj

Francesca Saporiti

Estratto dell’articolo pubblicato completo sul numero di Novembre 2022 de Il Giornale della Logistica


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