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Quattro chiacchiere con Silvia Moretto – FEDESPEDI: la logistica del coraggio

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Idee chiare, passione, determinazione: Silvia Moretto, Presidente Fedespedi (Associazione che rappresenta e tutela gli interessi delle imprese di spedizioni attive in Italia) parla di logistica a 360° e di come lo spedizioniere giochi e giocherà un ruolo sempre più attivo a favore del “Sistema Italia”. A patto che…

Lei ha detto: connettività e sostenibilità sono le sfide principali

La globalizzazione è una realtà e il mondo è ormai interconnesso grazie alle reti di infrastrutture fisiche e digitali che permettono di trasferire persone, merci e informazioni da una parte all’altra del globo in tempi fino a qualche decina di anni fa impensabili.

Con quali conseguenze?

Due principali. La prima: se in passato il focus è stata la produzione, oggi e in futuro le imprese concentreranno le proprie energie nel cercare di raggiungere persone e mercati di tutto il mondo.

Un ragionamento valido anche per l’Italia?

A maggior ragione dato che la nostra economia dipende dal commercio estero per il 50% del PIL. La competitività del sistema economico italiano (manifattura e logistica) si giocherà sulla capacità di connessione con i principali mercati a livello globale con un occhio puntato ad intercettare quelli emergenti, in Asia e Africa. La seconda conseguenza è la necessità che le imprese sviluppino una coscienza ambientale.

In che senso?

La partita non può essere giocata sacrificando la salute dei cittadini e la salvaguardia del pianeta. Cambiamenti climatici e crescita della popolazione mondiale sono fenomeni che chiedono responsabilità sociale a chi fa impresa.

Un esempio concreto?

Una buona sintesi tra connettività e sostenibilità è rappresentato dallo spostamento dei volumi dalla strada alla ferrovia, potenziando corridoi TEN-T e linee di adduzione ai valichi alpini. Così la sostenibilità non sarà un costo, ma un investimento per la competitività logistica del continente europeo nel rispetto dell’obiettivo di una riduzione drastica delle emissioni di CO2.

Qual è il profilo dello spedizioniere ideale?

Fare lo spedizioniere significa svolgere un servizio di connessione fisica e informativa su scala internazionale tra un compratore e un venditore attraverso modalità di trasporto differenti per tipologie di beni differenti. E significa ancora coordinare e sincronizzare l’intera catena logistica “end-to-end” costituita da una moltitudine di attori con l’obiettivo di mantenere la promessa di servizio pattuita con i clienti.

Un mondo radicalmente mutato impone nuove professionalità.

Lo spedizioniere è chiamato a concepire in modo innovativo il proprio ruolo, da problem solver a high value solution provider: da fornitore di servizi a consulente e facilitatore a 360°, in grado di creare valore aggiunto per le imprese investendo su nuovi strumenti, nuove tecnologie e nuove competenze.

In pratica?

Data l’integrazione sempre più completa tra logistics, customs e trade lo spedizioniere deve essere in grado di presidiare tutto ciò che impatta sui flussi delle merci: trasporto, lead time, aspetti documentali, contrattuali e assicurativi, pagamenti internazionali, normative doganali e fiscali, antiterrorismo. Proprio in questa complessità risiede il vantaggio competitivo che consente alle imprese di spedizioni di gestire rischi e imprevisti con tempestività e competenza.

Quali le principali debolezze della logistica nazionale?

Esiste un gap tra la logistica italiana e quella di altri Paesi europei, come quelli del Northern Range: Paesi che storicamente hanno voluto e saputo investire su un settore strategico per la crescita di un sistema economico e produttivo.

In Italia, invece…

In Italia per decenni siamo rimasti fermi con risultati drammatici: mancano le infrastrutture e quelle che ci sono stanno dando pericolosi segnali di cedimento; mancano i servizi alla merce, un sistema dei controlli coordinato ed efficace, una piena digitalizzazione della PA e non siamo stati in grado di mettere in atto un reale piano di semplificazione burocratico-amministrativa. Inoltre resiste una incapacità endemica di fare sistema: pubblico e privato faticano a condividere una visione comune.

Quali invece i punti di forza?

Il primo è la resilienza, la capacità di rispondere in modo flessibile alle esigenze del mercato modificando approcci e modelli di business. Il secondo è il coraggio: gli spedizionieri sono coraggiosi equilibristi e problem solver; sono abituati a gestire la complessità, a guardare alle sfide con passione, a non mollare mai.

Tutto questo è necessario ma non sufficiente.

Concordo. In un contesto internazionale sempre più competitivo, popolato da nuove potenze capaci di pianificare la propria politica industriale e commerciale sui 20 anni (penso alla Cina e alla sua Belt & Road Initiative) la passione e la capacità di adattamento non bastano. Diciamo sempre che gli italiani sono bravi ad unire le forze nei momenti difficili. È arrivato il momento di lavorare insieme per far crescere l’industria logistica al servizio di manifattura e Made in Italy.

  • Nome e Cognome: Silvia Moretto
    Dati anagrafici e personali: nata a Mestre (Venezia) il 23 agosto 1975, risiede a Noale (VE)
    Curriculum di Studi: Laurea in Economia e Commercio conseguita presso l’Università Cà Foscari di Venezia e SDA Bocconi: Corso “Direzione Generale e Successo dell’Impresa”
    Attività professionali: Chief Executive Officer presso D.B. Group S.p.A. dal 2010, dopo essere stata nella stessa azienda Chief Financial Officer (2007-2010) e Treasury and Risk Manager per D.B. Group America Ltd (New York, Los Angeles, Atlanta, Chicago) dal 2004 al 2007.
    Attività Istituzionali: dal 2019 Presidente di Fedespedi e Vicepresidente Vicario di Confetra; dal 2016-2019 Consigliere di Anama
    Hobby e passioni: famiglia, lettura, viaggi

Maurizio Peruzzi

Estratto dell’articolo pubblicato sul numero di Dicembre 2019 de Il Giornale della Logistica


RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Il Giornale della Logistica
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