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Quattro chiacchiere con Luigi Terzi, Assologistica Cultura e Formazione: la logistica degli onesti

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Qual è il segno distintivo dell’epoca in cui viviamo?
Non fai a tempo ad imparare una cosa ed è già superata. Non c’è come occuparsi di formazione e logistica per capirlo.

Punti fermi ne abbiamo?
Abbiamo una certezza: la logistica è la spina dorsale delle imprese. Una logistica intesa come gestione di un processo che coinvolge tutte le funzioni aziendali, dall’acquisto delle materie prime sino alla consegna al cliente finale.

Qualcuno dice che la logistica ha un solo obiettivo: il servizio al cliente.
Il servizio al cliente passa tramite il presidio di un processo complesso fatto di uomini, tecnologie, software, sistemi. Non è affatto facile. Il logistico deve essere un uomo dal multiforme ingegno. Se si focalizza su un singolo anello della Supply Chain o una sola funzione aziendale perde la cosa più importante: la visione di insieme.

Lei come ha imparato?
Diplomato geometra, inizio a lavorare come responsabile ufficio spedizioni in una Commissionaria della galassia C.R.A.I. dove, col passare del tempo, incontro ottimi maestri, uno in particolare, che mi fa capire che la logistica è una cosa seria. Imparo quanto sia importante frequentare le ribalte, i camion, le corsie e osservare con attenzione gesti e comportamenti.

E quindi?
Un passaggio di un anno presso un operatore logistico internazionale e poi venti anni in una grande multinazionale del Beverage (Gruppo Sanpellegrino – Nestlé Waters Italy) dove ho imparato quanto sia fondamentale possedere un metodo ed affinare le procedure evitando però che queste ultime diventino protagoniste.

La sua competenza logistica nasce dalla sintesi tra lavoro “di strada”, maturazione di procedure e visione di insieme.
Esattamente. Nel beverage delle acque minerali si trattano altissimi volumi, bassissima marginalità e un costo della logistica che può arrivare al 30%. L’attenzione ai dettagli è importante come una sofisticata capacità di analisi dei processi.

C’è una scuola dove si impara ad essere dei bravi logistici?
Oggi molti logistici escono dai corsi di Ingegneria Gestionale e abbondano le opportunità per i livelli operativi, pensiamo alla formazione rivolta al personale operativo, ad esempio i carrellisti. Manca però una scuola che formi i quadri intermedi.

Veramente una settimana fa ho visitato un magnifico Istituto Tecnico, l’ITIS Marconi di Verona, con laboratori logistici all’avanguardia creati con il supporto di imprese del territorio, supporto offerto senza secondi fini.
Si tratta di eccezioni. C’è una crescita complessiva, al netto delle eccellenze che qua e là si propongono, ancora troppo lenta. E ben venga il supporto delle aziende. Sa che cosa mi preoccupa?

Non ne ho la più pallida idea.
Che le modalità di fare impresa stiano cambiando ad una velocità vertiginosa e che chi non si adatta viene tagliato fuori.

Quali sono le tecnologie più dirompenti?
Gestione dei Big Data, applicazioni dell’automazione e della robotica, stampanti 3D. Ma guai a fossilizzarsi su un singolo aspetto, a considerare le sole proposte tecnologiche. Continua ad essere indispensabile andare a vedere come viene gestito un collo in magazzino. Parlare con il magazziniere che coordina una squadra di carrellisti extra comunitari. Dialogare con i medesimi carrellisti.

Un approccio che richiede una cultura generale ed una sensibilità di alto profilo.
Il logistico è in primo luogo un acuto osservatore. Un profondo conoscitore delle tecniche ma anche della realtà sociale, politica, oserei dire antropologica in cui si muove. Altrimenti non è in grado di capire la realtà che lo circonda.

Vale di più la pratica o la grammatica?
La pratica conta ma il “praticone” non è mai un buon logistico. Il miglior logistico è quello che tiene i piedi in ribalta e il cervello impegnato a ragionare. Il miglior logistico oggi è un cinquantenne che ha fatto tanta pratica, sa gestire i rapporti umani, non ha perso la voglia di studiare e… lavora il doppio degli altri.

  • Nome e cognome: Luigi Terzi
    Dati anagrafici e personali: Luigi Terzi è nato a Melzo (MI) il 21 dicembre 1966, Sposato, tre figli “meravigliosi”.
    Attività professionale: diplomatosi geometra e svolto il servizio militare, entra in C.R.A.I. dove si occupa di logistica distributiva per dieci anni. Nel 1997, dopo una breve parentesi nel Gruppo 3D, entra in San Pellegrino in qualità di responsabile imballi (non a caso Terzi è uno dei massimi esperti nazionali sul tema della gestione dei pallet). In San Pellegrino, poi nel perimetro della Nestlé Waters Italia, resta per vent’anni sino ad assumere la responsabilità di Supply Chain Manager entrando anche a far parte del board di FastLog, spin off logistico dell’impresa. Dal febbraio 2017 si dedica alla consulenza.
    Incarichi istituzionali: Dal 2015 Luigi Terzi è presidente di Assologistica Cultura & Formazione.
    Hobbies e passioni: tra tutti la lettura, sia di romanzi che di saggi. Sul suo comodino mai meno di tre volumi
  • Assologistica Cultura e Formazione propone corsi, seminari, workshop, convegni, incontri con i protagonisti e attività di coaching. Aperta a tutti gli attori della filiera (produttori, clienti, operatori logistici e distributori) è uno degli organismi più autorevoli e rappresentativi nel campo della formazione di settore, forte anche del rapporto privilegiato con Assologistica (realtà associativa delle imprese di logistica, magazzini generali e frigoriferi, terminalisti portuali, interportuali ed aeroportuali per un totale di oltre 250 aziende associate) di cui costituisce il braccio formativo.

Maurizio Peruzzi

Estratto dell’articolo pubblicato sul numero di aprile 2018 de Il Giornale della Logistica. Richiedi la copia in PDF


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