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Quattro chiacchiere con Fabio Belli di Fagioli Spa: eccezionali si diventa

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Fabio Belli, Amministratore Delegato di Fagioli Spa: un ingegnere prestato alla logistica che della logistica si innamora purché esponga problemi duri e difficili, tipo sollevare il tetto dello stadio del Tottenham, trasportare un sommergibile da Cremona al centro di Milano, partecipare alla demolizione del Ponte Morandi e alla costruzione del Ponte San Giorgio (Genova 2020)

Maurizio Peruzzi

Lei era sul Ponte San Giorgio a Genova, al momento dell’inaugurazione. Cosa pensava?

Ero commosso, pensavo alle vittime. Ma ero altrettanto orgoglioso riflettendo su quanto, con altri, eravamo riusciti a fare: noi italiani siamo meglio di come veniamo dipinti.

Come è stato possibile raggiungere un simile risultato in termini di prodezza ingegneristica e tempi rispettati al minuto?

L’intero Paese è stato investito da uno tsunami. Una disgrazia indicibile si è abbattuta su 43 persone, che sono morte, cui vanno aggiunti i feriti, i parenti, coloro che hanno dovuto abbandonare le proprie case.

E allora?

C’è stata una reazione di orgoglio collettivo da parte delle Istituzioni e del sistema delle imprese. Nessuno si è tirato indietro, tutti hanno dato il massimo. Prioritario era restituire a Genova e al Paese un collegamento strategico ma soprattutto chiudere una ferita. Sembrava di lavorare all’estero…

In che senso?

All’estero le regole si rispettano alla lettera e i tempi contrattualmente previsti sono sacri. Occorre dare merito anche alle Istituzioni locali che non si sono risparmiate, pronte a rispondere ai nostri quesiti H24 e 7/7. Comune, Regione, Stato, Magistratura. L’Italia ha dato il meglio di sé e noi, come Fagioli, facevamo parte di questa Italia migliore.

Il vostro ruolo?

Far parte di un gruppo di imprese, forte e coeso, dove abbiamo portato in dote il meglio delle nostre competenze per quanto concerne progettazione ingegneristica, trasporto, abbassamento e sollevamento eccezionali di parti e componenti del peso di centinaia di tonnellate.

Ma in Fagioli vi sentite dei logistici prestati all’ingegneria o viceversa?

Siamo degli ingegneri prestati alla logistica. Che si tratti di trasportare il sommergibile Toti da Cremona a Milano, sollevare la Concordia, smontare e trasportare intere parti di piattaforme petrolifere o sollevare il tetto dello stadio del Tottenham, i primi ad entrare in gioco sono i nostri ingegneri.

E che cosa fanno?

Progettano, realizzano manuali operativi step by step, identificano le migliori apparecchiature da utilizzare, se non esistono le creano ex novo. Niente viene lasciato al caso. Per ogni cliente studiamo le migliori soluzioni per trasportare, sollevare, abbassare, montare e smontare pesi e volumi eccezionali, sempre in assoluta sicurezza per uomini e cose.

Ma dove le trovate queste figure eccezionali?

Abbiamo la fortuna di essere nati e cresciuti in un territorio (il quartier generale della Fagioli si trova da sempre a Sant’Ilario d’Enza – Reggio Emilia – NdR) dove esiste il culto del lavoro ed una vocazione naturale a tutto quanto concerne meccanica e ingegneria. Poi ci mettiamo del nostro.

Cioè?

Abbiamo relazioni organiche e strutturate con Università e Istituti Tecnici della Regione Emilia Romagna e non solo. Collaboriamo con le Accademie di Parma, Modena e Reggio Emilia ma anche Palermo dove identifichiamo i giovani migliori. Abbiamo creato un’Academy interna e qualunque giovane entri in Fagioli viene seguito nel suo percorso di formazione affiancandogli se necessario una figura senior. Siamo attrattivi verso i migliori talenti.

Qual è la prima qualità che apprezza quando deve valutare un possibile collaboratore?

Oltre le competenze tecniche e le potenzialità di crescita, soprattutto la passione per questo lavoro, la voglia di mettersi in gioco, di viaggiare, di fare esperienze in giro per il mondo: l’85% del nostro fatturato è realizzato all’estero. Essere cittadini del mondo è obbligatorio.

Eppure la Fagioli è stata definita “una multinazionale tascabile che porta nel mondo il dialetto reggiano”.

Siamo consapevoli di avere ampi margini di crescita (circa 200 milioni di euro di fatturato, 600 collaboratori – NdR) e ce la giochiamo, a livello globale, con realtà molto importanti per volumi e fatturato.

Quanto è importante tenere in ordine il “cortile di casa”?

È straordinariamente importante: ce lo ha insegnato il nostro Presidente, Alessandro Fagioli, purtroppo recentemente e prematuramente scomparso. Molte delle maggiori imprese nazionali sono nate dalla passione di un imprenditore che ha saputo mantenere saldi i legami con il territorio. Alessandro Fagioli, pur in possesso di una cultura internazionale, parlava spesso in dialetto.

Qual è la differenza distintiva della vostra offerta?

Quando il cliente, oltre i muscoli e la potenza, cerca l’idea, la soluzione che gli faccia risparmiare tempo e denaro, che risolva situazioni complesse con un guizzo di creatività, non ci batte nessuno.

Ho notato che talora lei non si espone, lascia parlare i “suoi” ingegneri. Perché?

Perché sono loro ad essere in prima linea. Sono loro che devono parlare.

Fagioli è un operatore logistico sui generis…

Infatti non siamo un operatore logistico tradizionale. Il nostro fatturato deriva per il 10% dai trasporti eccezionali, per il 20% dalle spedizioni internazionali e per il 70% da attività di sollevamento o abbassamento altrettanto eccezionali.

Lei stesso non nasce logistico ma lo diventa. Com’è andata?

Io inizio come professore supplente di chimica e la chimica è stata la mia passione di gioventù. Infatti pensavo di andare a lavorare in una raffineria o all’ENI.

Poi invece.

La mia prima e più importante esperienza professionale si sviluppò alla Belleli (piattaforme petrolifere – NdR). Giovane venticinquenne, imparai ad essere un “piccolo amministratore delegato” imparando a gestire fin dall’inizio e per intero il rapporto con il cliente, la definizione di un’offerta, la progettazione della soluzione ingegneristica sino allo start up e alla manutenzione dell’impianto.

Fu l’imprinting decisivo…

Un imprinting decisivo perché mi permise di girare il mondo e di vivere i problemi dall’interno, sul cantiere, e non in un ufficio a qualche migliaio di chilometri di distanza. Anche se evitiamo di mandare persone in luoghi o Paesi pericolosi. Se sono posti dove non andrei io non mando gli altri. E se non ci sono le condizioni per lavorare sicuri rinunciamo alla commessa e ce ne andiamo altrove.

Il mondo è grande…

Una qualità che ci viene riconosciuta è la competenza. I nostri interlocutori sono manager o imprenditori preparati al vertice di grandi e strutturate imprese. Persone che impiegano pochi minuti a capire se hanno di fronte persone altrettanto preparate.

Tra i tanti interventi iconici cui la Fagioli si è dedicata nel tempo, a quale è più affezionato?

L’intervento più complesso è stato il sollevamento della Concordia. Ma emotivamente e per coinvolgimento personale quanto abbiamo realizzato per Genova (interventi sull’ex Ponte Morandi e nuovo Ponte San Giorgio – NdR) non ha pari: a Genova mi sono sentito fiero di essere italiano.

  • Nome e cognome: Fabio Belli
    Dati anagrafici e personali: Fabio Belli è nato a Mantova il 24 agosto 1968. Risiede in un paese nell’hinterland mantovano, è sposato e ha un figlio all’Università.
    Attività professionale: Inizia come docente di chimica all’istituto tecnico, poi processista di impianti per la produzione di polimeri in Enimont. Proposal manager presso la Belleli di Mantova e quindi Area Sales Manager presso la Belleli Offshore (impianti e piattaforme petrolifere). Agli inizi del 1999 si trasferisce alla OCME di Parma (macchine e soluzioni per l’imballaggio primario e secondario) in qualità di Project Management Director per pervenire infine alla Fagioli Spa (2001) di cui, dal 2011, è il CEO.
    Hobbies e passioni: gli amici, la montagna, i viaggi, lo sport in generale

Maurizio Peruzzi

Estratto dell’articolo pubblicato sul numero di Ottobre 2020 de Il Giornale della Logistica


RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Il Giornale della Logistica
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