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Quattro chiacchiere con Donatella Rampinelli: la logistica della bellezza

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C’è un legame tra bellezza e logistica, qualità e innovazione. Solo che non sempre è visibile. Bisogna cercarlo e per farlo occorre darsi un metodo, personale e professionale. Donatella Rampinelli questo metodo lo ha scoperto ed ora ce lo racconta

Lei è un riferimento per tante persone. Si è mai chiesta il motivo?
Spero che riconoscano in me la passione e la sincerità, la ricerca della bellezza in tutto quello che faccio.

E che cos’è la bellezza?
La bellezza, insieme alla bontà e alla giustizia, è uno dei pilastri della qualità. Non c’è qualità che non sia buona, bella e giusta.

Forse bisognerebbe spiegarlo ai riders, ai lavoratori di cooperative farlocche. Di bellezza, bontà e giustizia da quelle parti ne vedo poca…
Ho lavorato tutta la vita, e continuo a farlo, a contatto sia con manager di alto profilo che con operativi: in entrambi i casi quello che rende una persona speciale è la consapevolezza del proprio ruolo in azienda.

Da dove nasce questa consapevolezza?
Dall’aver compreso di far parte di una squadra, dal fatto di incontrare qualcuno che non si stanca di spiegare quali sono gli obiettivi del team e di creare le migliori condizioni di lavoro perché tutti possano esprimere i propri talenti.

Chi è il leader?
È un individuo di qualità, non importa la posizione nella scala gerarchica, che diventa un modello, un riferimento, uno stimolo, un protagonista del cambiamento. L’obiettivo è la ricerca dell’eccellenza, del miglioramento continuo sia sotto il profilo professionale che personale.

Ma lei ne incontra spesso di persone così?
Ogni giorno. È facile riconoscerle: sono belle persone con cui si sta a proprio agio. Pochi giorni fa ho partecipato ad una visita guidata al Duomo di Milano. Nel gruppo c’era una signora di 85 anni. Alla fine era prevista una cena. Quella signora è stata al centro della serata per la profondità del suo pensiero, la grazia, la bellezza che ogni suo gesto o parola emanavano.

Lei sta parlando di insegnamento nel senso più nobile del termine.
Chi insegna deve saper mettere al centro gli interlocutori. La sua funzione, come quella del formatore, è creare empatia. Non parlare ex cathedra ma mettersi al loro livello, entrare in sintonia e capire quali corde usare per toccare il loro cuore prima che il cervello.

E come si fa?
Bisogna imparare un metodo. In qualunque attività occorre avere la capacità di dotarsi di strumenti, di tecniche utili al raggiungimento dei risultati. Vale per la formazione così come per qualunque questione di lavoro.

Qual è il suo metodo?
La concretezza. Gli interlocutori si immedesimano più facilmente se parli di problemi che appartengono alla loro sfera professionale e se lo fai con casi pratici. Non devi divagare e devi saper coinvolgere.

Perché molte imprese ritengono la formazione tempo perso?
Perché i vertici dell’impresa non sanno tirar fuori la testa dalle urgenze e dal quotidiano. L’eccellenza esiste ma la devi cercare. E normalmente è fuori dalle tue quattro mura, dalla comfort zone.
Molti imprenditori hanno paura di mettere la testa fuori dalla comfort zone, dagli stanchi riti quotidiani…
Per superare la paura occorre creare l’onda.

Creare l’onda?
Mandare la gente a casa da un convegno o da un work shop dopo che ha visto o sentito qualcosa che li porta a pensare di poter fare qualcosa del genere. La Supply Chain spesso è noiosa e ripetitiva, ma ci vuole poco per far immaginare altri mondi, altri modi, altre prospettive. Ho esempi continui di importanti processi di miglioramento attivati dopo aver seguito un Work Shop o un Master.

Qual è il segreto?
Cerca sempre qualcuno che sia più intelligente, più preparato, più forte di te. Era il mio metodo anche quando ricoprivo importanti incarichi dirigenziali: assumevo persone che fossero più brave di me, persone vere e vive che avessero la luce negli occhi, la luce della voglia di fare.

Un metodo anche per non sbagliare al momento di proporre innovazione.
Per portare innovazione devi crederci. Poi capire e approfondire: non è facile per esempio applicare i dettami dell’Industry 4.0 oggi tanto di moda.

Perché non è facile?
Perché ogni industria è diversa dall’altra, spesso lo è ogni reparto, area o funzione. Prendiamo l’ipotesi di installare degli AGV: non si può partire da zero, non si possono invitare dei fornitori in ufficio ed ascoltare le loro promesse. Devi andare a vedere, entrare in contatto con qualcuno che lo ha fatto davvero, documentarti, farti e fare delle domande.

  • Dati personali: Donatella Rampinelli, sposata e un figlio, vive nei pressi di Milano.
    Studi: Donatella Rampinelli, diplomatasi presso il Liceo Scientifico Volta di Milano, si laurea in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche a Milano con la votazione di 110/110. Consegue quindi un Master in Statistica presso l’Università del Tennessee (Stati Uniti) cui segue una seconda Laurea in Farmacia (e conseguente iscrizione all’Albo dei Farmacisti). Continua a frequentare e frequenta corsi e stage di aggiornamento, in Italia e all’estero.
    Curriculum professionale: dopo uno stage presso una grande impresa farmaceutica entra in Parke Davis (la Pharma Division della Warner Lambert) dove, sino al 1992, è Quality Assurance Manager. Quindi entra in Reckitt & Colman con identica mansione cui si aggiunge, nel 1994, la direzione del Customer Service Management. A seguito della fusione di Reckitt & Colman con il Gruppo Benckiser (1999) coordina i processi di integrazione nelle aree Customer Service, logistica e informatica con la qualifica di Supply Service Director.
    Nel 2000 entra in Campari Italia quale direttrice Customer Management e membro del Consiglio Direttivo occupandosi di gestione integrata dell’ordine, recupero crediti, contabilità clienti, Demand Planning ed è responsabile dell’intera area Supply Chain sia di produzione che di distribuzione. Nel 2014 è in Dekra Italia in qualità di Senior Advisor & Member of Business Development Logistics Management. Dal 2015 è coordinatrice scientifica del Master Executive Industry 4.0 & Supply Chain Management della MBA Business School de Il Sole 24 Ore. Nel 2018 fonda The Supply Chain Factory, dedita a progetti di formazione.
    Attività istituzionali:
    Donatella Rampinelli è stata consigliere e vice-presidente dell’AILOG, presidente di Assologistica Cultura & Formazione. Premiata con numerosi riconoscimenti professionali collabora con Università nazionali, tiene e organizza seminari rivolti a giovani, quadri e dirigenti, è chiamata a partecipare in veste di chairman o relatrice a numerosi convegni. Scrive su numerose testate specializzate e di categoria.

Maurizio Peruzzi

Estratto dell’articolo pubblicato sul numero di luglio / agosto 2019 de il Giornale della Logistica


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